Passioni e orgogli nell’Inghilterra del ‘700

Orgoglio e pregiudizioFilm: Orgoglio e pregiudizio
Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Deborah Moggach
Attori: Keira Knightley, Talulah Riley, Rosamund Pike, Jena Malone, Carey Mulligan, Donald Sutherland, Brenda Blethyn, Matthew MacFadyen
Stato: Gran Bretagna

Venerdì sera, nebbia, nessuna voglia di uscire, neppure di andare al cinema (anche perchè al cinema non c’era molto di interessante) e poi ero stanco dalla giornata di lavoro quindi io e Isabella decidiamo di affittarci un film e io le dico: “magari qualcosa di leggero…“, io non lo dico mai anzi come dice Isa prediligo i film “pesi“.
Ok prendiamo questo “Orgoglio e pregiudizio“, film dell’esordiente Joe Wright, ennesimo rifacimento dei libri di Jane Austen, penso: “magari non sarà  un granchè ma per una volta lasciamoci trasportare dai buoni sentimenti;-)
Questi erano i miei pregiudizi dopo averlo affittato, anche Isa non era particolarmente convinta. Gli incredienti erano quelli dell’ennesima commedia sentimentale con la sola novità  dell’ambientazione dell’inghilterra del ’700.
Inizia il film….. e subito il regista ci fa entrare in casa Bennet seguendo la protagonista Elizabeth con un piano sequenza meraviglioso ed io che strabuzzo gli occhi e mi scappa un “però!!!
Il susseguirsi degli eventi, in alcuni casi scontati, mi prendono e piano piano anche le più ovvie inquadrature dei campi inglesi con tanto di tramonto, mi emozionano e quando il regista inglese gira in maniera altamente poetica quella stupenda scena del ballo di Elizabeth e Darcy, il cuore mi si stringe come ad “una quindicenne” ;-)
Questo film aveva tutti i presupposti che mi inducono spesso ad odiare un film, ma questo Joe Wright, questa storia cosi semplice ma allo stesso tempo cosi bella e la bravissima Keira Knightley (Elizabeth) dal sorriso dolcissimo e simpaticissimo mi hanno decisamente conquistato.
Orgoglio e pregiudizio: [rate 3.5]

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… che si mangino le brioche…

Marie AntoinetteTitolo: Marie Antoinette
Regista: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Attori: Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Rip Torn, Judy Davis, Asia Argento

… e se la Maria Antonietta del suo film non fosse altro che la metafora della sua vita? La figlia d’arte, dall’infanzia felice e viziata tra i lussi di Hollywood (Versailles), che quando inizia a voler entrare in quel mondo, ecco che arrivano le difficoltà , i suoi film, soprattutto in america, non sono ben visti, le critiche la travolgono e viene ossteggiata dal suo stesso mondo.
Forse un eccesso di inteprentazione da parte mia, con questa ironica visione di un film che dopo il successo inaspettato di Lost in traslation, ha invece avuto dure critiche.
Film a metà  tra il film storico e in constume e la commedia “pop”, il Maria Antoinette di Sofia Coppola, indaga e si sofferma (anche in maniera ironica) sui lussi e i riti della corte di Versailles della fine del ’700, descrivendo la prima parte della vita della ‘€œMadame deficit’€, appunto la parte frivola e lussuoreggiante, prima del forzato ritorno a Parigi della famiglia reale da parte dei rivoluzionari, la fuga e la definitiva condanna a morte.
Il carattere spensierato, allegro di questa fanciulla austriaca, che si ritrova forzata a sposare il delfino del re di Francia, per rinsaldare l’allanza franco-austriaca, ci viene espresso bene con tutti i suoi colori, i suoi sfarzi e condito con una meravigliosa colonna sonora attuale con tanto di Cure, Aphex Twin, New Order e tanti altri.
Alcune scene diventano appunto scene pop, con un montaggio veloce su vestiti, scarpe, dolci, cibo e risate, il tutto condito da musiche anni ’80-’90.
Certo chi si aspettava un altro Barry Lindon, potra rimandere deluso, chi invece vuole vedere un buon film, che si ha le pretese del film storico (i costumi sono spettacolari), ma soprattutto vuole essere colpito dallo sguardo stiloso e raffinato della regista statunitense non potrà  essere deluso.
La Kirsten Dunst è veramente brava e bella, ci restituisce molto bene le sfaccettature di questa controversa personalità , sa essere ingenua, ragazzina, controcorrente, simpatica, miciona, sexy, austera e diperata.
L’incoronazione di Luigi XVI con il sottofondo dei Cure è una perla indimenticabile.
Marie Atoinette: [rate 3.5]

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La pazza idea di tre imprenditori: così nasce la bici-cult dei vip

abici

VIADANA (Mantova) ‘€” Metti una sera a cena, casomai di lunedì, mentre la pianura padana scivola dentro la nebbia e i vetri dell’€™osteria s’€™imperlano di vapore. Metti tre imprenditori, tutti intorno ai trent’€™anni, che in questo paesino lombardo di cadenza emiliana sono nati e cresciuti, dividendosi giornate e sogni. E metti infine una passione, un’€™idea tenace che corre a perdifiato su due ruote e fila dritta verso il traguardo. Poi tira i fili della sceneggiatura, annodali come in un film di Pupi Avati e avrai l’€™architettura di questa piccola storia che sa di provincia italiana e successo internazionale, tradizione e tecnologia, fantasia e management.
Il risultato è l’€™immagine su cui scorrono i titoli di coda: una bicicletta come non ne esistevano più da tempo, lineare, senza marchi né altri orpelli, nuda ma curata in ogni minimo dettaglio. La stessa che un mese fa ha inforcato Ségolène Royal, probabile candidata socialista all’€™Eliseo, durante la ‘«Festa della Rosa’» di Frangy en Bresse, il villaggio della Borgogna dal quale è partita la sua campagna presidenziale. E che, dicono, sia stata scelta pure da Massimo e Milly Moratti per le loro passeggiate a Forte dei Marmi, oltre che dagli chef Claudio Sadler e Gianfranco Bolognesi. La carta d’€™identità  di quest’€™ennesimo ‘«miracolo’» del Made in Italy si condensa in poche righe. Il nome: Abici. I modelli: quattro (uomo, donna, corsa e, dal prossimo anno, mountain bike). Il telaio: in alluminio, costruito e assemblato artigianalmente. La sella: in pelle Brooks. Il sito: www.morefactory.com. Il prezzo: da 500 euro in su.
‘«Abbiamo cominciato per gioco e con questo spirito vogliamo proseguire ‘€” racconta Stefano Seletti, il creativo del gruppo ‘€”. Ciascuno di noi tre continua a lavorare nella sua azienda, ma ogni lunedì ci riuniamo in osteria per parlare della nuova avventura. D’€™altronde è qui, davanti a un piatto di ravioli alla zucca, che è nata l’€™idea. Amiamo andare in bici e ne volevamo una che fosse simile a quelle del passato, costruita però con tecnologia moderna. E allora ci siamo messi a sfogliare i vecchi cataloghi che un artigiano della zona conservava ancora in magazzino, abbiamo disegnato il prototipo, riprodotto gli stampi originali di tubolari e giunzioni, scovato i colori del design motociclistico in voga nell’€™Italia degli anni ‘€™50, e sfrondato il modello fino all’€™essenza. Quando l’€™abbiamo vista per la prima volta, quasi ci mancava il fiato dall’€™emozione: avevamo realizzato un piccolo sogno’». L’€™investimento finanziario? Poco meno di 50mila euro, una cifra abbordabile anche da tre ragazzi qualunque, senza aziende di famiglia o altre cose del genere alle spalle. Con questi soldi, nel 2006, sono stati assemblati i primi 600 esemplari (ormai esauriti) messi in vendita nei negozi di design e abbigliamento di tutto il mondo. Quando l’€™Abici, durante l’€™estate, è comparsa a Manhattan nelle vetrine di The Conran Shop, sulla 59esima strada, ha ricevuto il benvenuto del sito americano di Gq (www.men.style.com) con un articolo più che favorevole. Addirittura c’€™è chi l’€™ha acquistata come oggetto di design per arredare saloni e soggiorni. ‘«Paradossalmente la particolarità  della sua linea è anche il miglior antifurto ‘€” spiega Giuseppe Marcheselli, il manager del team ‘€”. Infatti, a differenza delle altre bici, la puoi tenere in casa per abbellire una stanza. L’€™anno prossimo sforneremo 2.007 esemplari, tutti personalizzabili secondo i gusti del cliente. Il nostro, comunque, rimane un hobby, anche se ci appassiona la sfida di mostrare che è ancora possibile fare impresa in Italia puntando su pochi ma fondamentali ingredienti: creatività , innovazione, qualità  e tradizione. Se non sfruttiamo questi fattori, non potremo mai competere con la Cina sul fronte della produzione di massa’».
àˆ questo, allora, il segreto che si nasconde dietro la bicicletta per happy few? ‘«In verità , speriamo che sia la passione e non la moda a dettare l’€™acquisto ‘€” replica Cristiano Gozzi, esperto di marketing della squadra ‘€”. Qualcuno, scherzando, ci ha detto che una cosa del genere poteva venire in mente soltanto a tre ragazzi di Viadana, un borgo senza cinema, teatro, discoteca e che è scansato perfino dai treni. Forse aveva ragione, perché le sere sono lunghe da passare e devi spremerti il cervello per ingannare il tempo. Ma se hai una buona idea e un pizzico di tenacia, puoi farcela ovunque. Come è capitato a noi’».

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Sostiene Pereira che avrebbe ordinato una limonata

Sostiene Pereira Le prime pagine del libro non mi hanno subito colpito, non capivo che tipo di storia si stava per raccontare. Poi pian piano le giornate descritte permettono di entrare meglio nella quotidianità  del personaggio, imparando a conoscere il dott. Pereira e a capire il suo conflitto interiore. Così anche il film mi è piaciuto molto, davvero vicinissimo alle pagine scritte da Antonio Tabucchi (1994) e magistralmente interpretato da Mastroianni. Si tratta infatti di una storia di un cambiamento, della presa di coscienza di un giornalista, passato dalla cronaca alla pagina culturale, della cruda realtà  che lo circonda. Dapprima è disinteressato all’€™attualità . Comincia a porsi delle domande solo dopo l’€™incontro con due giovani, che gli stravolgono la vita, impegnati nella lotta clandestina al regime che si sta insinuando anche in Portogallo nel 1938. Le chiacchierate con un medico filosofo e democratico gli confermano che qualcosa in lui sta cambiando. Così assistiamo ad un lento ma inesorabile risveglio che lo porterà  a emergere dal silenzio che lo circonda fino al riscatto finale. Il dott. Pereira soffre per la mancanza della moglie morta di tisi, è grasso, ha problemi di cuore ed è tutto fuorché un eroe, ma la sua rinascita lo porta a fare il gesto più importante della sua vita per denunciare un fatto gravissimo di prepotenza ed intolleranza. Ancora una volta ho amato moltissimo un film di Roberto Faenza, davvero un bravo regista italiano, che già  mi aveva colpito per la rappresentazione de ‘€œL’€™Amante Perduto’€, ‘€œMarianna Ucrìa’€ e il bellissimo ‘€œPrendimi l’€™anima’€ di cui forse tra un po’€™ scriverò qualcosa!

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Verità  e finzione incontrano il noir

Inside Man Film: Inside Man
Regista :Spike Lee
Sceneggiatura: Russell Gewirtz
Attori: Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Willem Dafoe
Anno: 2006
Stato: USA

Serata da solo in casa, “affitiamoci un film” penso dentro me, “ma si un bel film che parla di una rapina di una banca può andare”. Già  perché si, questo è un film sulla rapina di una banca, ma è di Spike Lee. Il regista newyorkese travalica il genere, anche se ripetta alcuni canoni ma con altri ci si diverte un po’, come per esempio farci vedere all’inizio la fine, e darci dei dettagli durante il film tramite dei flashforward che ci fanno capire come è andata almeno in apparenza.
Però tutto sembra che vada in una maniera e invece le cose e i personaggi non sono quello che sembravano all’inizio, ma il regista ci avverte di tutto questo con il monologo iniziale del protagonista “fate attenzione a quello che dico, perché scelgo le mie parole con attenzione e non mi ripeto mai“. Spike Lee mescola bene e male, li rovescia li confonde nella New york attuale che porta ancora i segni post 11 settembre anche se tali segni sono meno forti che nella 25 ora.
Sceneggiatura, regia, e interpretazione degli attori molto buona, direi un film che può essere visto come un seplice noir oppure se si vuole essere più attenti guardare i dettagli di una riflessione sulla forma e la sostanza delle cose. L’inquadratura dell’iMac della Foster non ha fatto altro che rafforzare la mia voglia di Apple, eh questa pubblicità  occulta.
Inside Man: [rate 4]

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Un viaggio di immagini verso il Nuovomondo

NuovomondoFilm: Nuovomondo
Regista: Emanuele Crialese
Sceneggiatura: Emanuele Crialese
Attori: Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi

Avete presente quei film che vedete e che vorreste subito rivedere, rivedere e rivedere, bhe Nuovomondo di Crialese è proprio uno di quei film. La curiosità  era tanta, l’accoglienza a Venezia con 15 minuti di appalusi e la giuria del festival che è costretta a dargli un premio speciale, i vari cinebloggers che sono quasi nella totalita letteralmente impazziti per questo film, l’avevano alimentata oltre ogni misura.
Il regista non lo conoscevo, ho letto che è la sua seconda opera, ma se già  riesce a consegnarci un film di tale spessore e di tale forza espressiva, credo proprio che di Crialese ne sentiremo parlare molto.
Passiamo al film, ambientato agli inizi del secolo scorso, è la storia di una famiglia dell’entroterra siciliano che decide di partire verso il nuovo mondo, quell’America vista solo da alcuni fotomontaggi che la dipingono come la terra dei sogni dove ci sono cipolle giganti e dove i soldi cresco sugli alberi. Dopo la parte iniziale il film racconta tutto il viaggio in nave di questa folla di gente piena di speranza e il primo contatto con il nuovo mondo che non ci verrà  mostrato perché rimane un miraggio, oscurato dalla nebbia e dai vetri orbi che non ci permettono la visione.
A parte i contenuti, che emozionano e ci fanno riflettere senza mai cadere nella banalità  o nella mera polemica politica, la cosa che colpisce di questo film è il modo con cui ci viene rappresentata questa traversata, le inquadrature studiatissime sono dei veri propri quadri, con omaggi a grandi pittori, sembra quasi di vedere una mostra di pittura più che un film, si spazia dal realismo al surralismo, fino ad arrivare al astrattismo finale, il tutto condito come una poesia che ci fa battere il cuore all’impazzata.
E’ veramente tutto perfetto, sceneggiatura, dialoghi, attori, fotografia, musica, un grande film italiano, decisamente un colpo di fulmine, che purtroppo ancora una volta la distribuzione penalizza, meno male che a Verona c’è il Ciak.
Nuovomondo: [rate 4.5]

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De Palma non delude, Black Dalia si

The Black DaliaFilm: The Black Dalia
Regista: Brian de Palma
Sceneggiatura: Josh Friedman
Attori: Josh Hartnett, Aaron Eckhart, Scarlett Johansson, Hilary Swank, Mia Kirshner

Parlare dell’ultimo film di Brian de Palma è al quanto difficile, anche perché è di un autore che mi piace, vorrei ricordare solamente Femme fatal, penultimo film, capolavoro glamour dark.
Lo dico subito il film non mi è piaciuto ma vorrei iniziare a parlare degli aspetti positivi di The Black Dalia.
Il film di de Palma è portentoso dal punto di vista della scenografia, la ricostruzione di Holliwood degli anni 40 è magistrale, la fotografia ottimamente calibrata ci fa calare magicamente in quegli anni. L’atmosfera è da vero noir, truce e senza pietà , fino a mostrarci il corpo squarciato della Dalia nera. Il film è girato benissimo, come siamo abituati da de Palma, i suoi piani sequenza e la sua virtuosa formalità  ci confermano la grandezza di questo regista, i soliti richiami ad Alfred Hitchcock e anche a se stesso (vedi Gli intocabili) sono ormai routine. Anche gli attori sono bravi, ho avuto qualche dubbio sulla ormai famosissima Scarlett Johansson, ma effettivamnte indossa bene i panni della bionda anni quaranta che fa innamorare i due protagonisti.
Voi direte, ma allora cosa non va? Bhe forse il problema è che portare la trama di un libro di Ellroy in film è abbastanza complicato. Si fa fatica a seguire gli eventi, anche se io rimango molto ammirato dalla forma di un film (e qui la forma è eccellete) credo che sia importate soprattutto in un noir riuscire a seguire la trama, qui la trama è di una tale complessità  che diventa tropppo macchinosa, purtroppo questo fa cadere le enormi qualità  del film.
In questo senso The Black Dalia delude le aspettative ma de Palma no, almeno per me.
The Black Dalia [rate 2.5]

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Pandemia? Si, anzi no!

Bird Flu, Influenza aviariaCominciano i primi freddi e con loro arrivano i raffreddori e le prime forme influenzali… l’ottimismo mi avvolge! Giusto che oggi mi sono messo a starnutire un paio di volte e ho pensato: chissà  quale campagna pubblicitaria faranno quest’anno le case farmaceutiche? E non parlo della Christmas card!
Nel 2003, in prossimità  dei vaccini influenzali, era uscita la SARS… e il genere umano doveva essere prossimo alla decimazione, ma alla fine 167 casi di cui 4 morti in tutto il mondo (dal 01/02/2003 al 17/03/2003), nel 2005 è arrivata l’aviaria… si è parlato di Pandemia, giusto per rassicurarci ci hanno promesso ben 100.000 morti solo in Italia, ma anche in questo caso alla fine si sono contati 246 casi di cui 144 morti in tutto il mondo (dai cumulativi aggiornati al 09/2006). Sono numeri che fanno un po’ pensare confrontati a 38.600.000 ammalati di AIDS di cui 2.800.000 decessi solamente 2005… per non parlare di altre malattie.
Non è un po’ triste sfruttare la paura di ammalarsi per fare soldi? Sembra che il terrorismo psicologico sia un buon mezzo per portare le persone a fare quello che si vuole… ad esempio: Quanti hanno mangiato pollo all’inizio di quest’anno? Dite la verità , tutti convinti che il bel pollastro in vetrina fosse la fonte di tutti i mali, morte e distruzione del genere umano. Visto il grande pressing della televisione, poteva anche aver senso pensarlo, mai poi… di conseguenza, doveva aver senso anche continuare ad evitare il pollo nei mesi seguenti. Ed invece appena la televisione ha portato la sua attenzione sull’ennesima… cavolata… tutti si sono dimenticati del pollo malefico, se lo sono comprato e sbranato avidamente… dite la verità : sapeva un po’ di surgelato!?
A volte sembriamo proprio un branco di pecoroni, stregati dalle parole magiche della scatola nera che abita nelle nostre case. A breve si tornerà  a parlare di nuove influenze… suina? ovina? equina? …poco importa, resistete alla tentazione di credere a quello che vi dicono, informatevi e fatevi una vostra idea. Personalmente, perferisco essere sorpreso ‘sopra’ ad una grigliata mista che morire davanti ad un brodino vegetale! :mrgreen:
Fonte dati globalhealthfacts.org

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Balance

Ciao a tutti, siete tornati dalle vacanze? Per il vostro rientro volevo presentarvi un bellissimo corto che ho trovato sul web, si intitola “Balance” ed è dei gemelli tedeschi Christoph e Wolfgang Lauenstein. E’ molto conosciuto sul web ed è stato premiato dall’ “Academy Award”, ma soprattutto mi piace… perchè fondamentalmente, nel suo silenzio, fa pensare. Se avete 7 minuti da perdere, provate a guardarlo… e magari lasciate le vostre impressioni a caldo sul blog! :mrgreen:

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Fumare non danneggia la salute…

Thank you for smoking Ieri sera anch’io ero al cinema con la piacevole compagnia di Cinzia e Fabio e ho visto Thank you for smoking davvero simpatico, ironico e irriverente. Nick Naylor, uomo dall’€™elastica morale, di mestiere ‘€œparla’€, è cioè il portavoce di un’€™azienda che fa studi sul tabacco. Deve rappresentarla e difenderla dai continui attacchi delle associazioni antifumo, di quelle per la lotta contro il cancro e dei salutisti con dichiarazioni sfacciate ai giornalisti e a presentatori di talk show in cui afferma che fumare non è poi così dannoso. Viene attaccato da tutti, dipinto come uomo senza scrupoli, ma lui, dritto per la sua strada, sembra non avere conflitti interiori, anche se man mano la responsabilità  verso suo figlio che sta crescendo si fa sentire. Il suo mestiere, che svolge egregiamente, è quello di incassare le accuse dei mass media uscendone invece vincitore tramite una dialettica talmente convincente, anche se priva di argomentazioni concrete, da mettere in crisi coloro che invece hanno seri dati scientifici alla mano. Per rivalutare il mercato delle sigarette la Big Tobacco vuole addirittura arrivare al mondo del cinema perché ripristini il fumo in scena, come quando era la sigaretta a dare sex appeal a Bette Davis. Il film, di un’€™America che si prende un po’€™ in giro, è condito da dialoghi arguti e incalzanti, dalle scenette con gli amici m.d.m., mercanti di morte, vere chicche, quasi riquadri a parte.
Solo una domanda: ma Katie Holmes, l’€™adolescente di Dawson’€™s Creek, come c’€™è finita in questo cast??? Secondo me proprio inadatta nella parte di una rampante e sexi giornalista!

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