I’m a toilet!

E’ difficile descrivere questa esperienza, vorrei trovare una metafora calzante, una di quelle che ti fanno capire al volo quello che sta accadendo. Non ne ho. O meglio ne ho una ma non è particolarmente elegante.
Mi siedo sul water e aspetto. Aspetto fiducioso che qualcosa accada, che la promessa di un evento straordinario venga concretizzata. Ma, aimè, non accade nulla. Così aspetto. Trovo il tempo per pensare alla giornata, alle cose che ho fatto e che devo fare. Fischietto una canzone per spezzare il silenzio. Rifletto sulla reale necessità di rimanere li seduto, ma sono determinato a non alzarmi. Aspetto.
Metafore a parte, l’inglese avanza. Ma l’apprendimento non è graduale, è a gradoni. Per alcuni giorni sembra di non avanzare o addirittura di regredire, e poi tutto ad un tratto scopri di riuscire a comprendere molte cose che prima non riuscivi a comprendere.
Ne segue che anche l’umore è un sali e scendi di “vado bene” e “vado male”.
Come se non bastasse, l’australiano mi mette un po’ in difficoltà. Per me è ancora un parlato stretto e non sempre riesco a catturare tutte le parole. Nei primi giorni ho decifrato un: “He’s a toilet!”. Ma non poteva essere, così ho voluto andare a fondo chiedendo di ripetere più volte. Alla fine, si trattava di un: “He’s tired!”.
P.s.: Se qualcosa si concretizza vi faccio sapere… :P